C’è una stagione anche per i capelli

Giulia cura un piccolo vivaio alla periferia della città. Ogni anno, verso la fine di settembre, segna sul suo quaderno la stessa annotazione: “potare le rose, preparare i vasi per l’inverno, aspettarsi le foglie a terra”. È un rito che ripete da anni, e sa già cosa succederà nelle settimane successive: le piante rallenteranno, qualche foglia cadrà prima del tempo, e tutto sembrerà un po’ più spoglio.

Quello che non si aspettava, la prima volta che ci ha fatto caso, è che lo stesso calendario valesse anche per lei. Passando la mano tra i capelli mentre chiudeva la serra, gliene sono rimasti in mano più del solito. Non una manciata drammatica. Solo, un po’ di più.

Ha pensato: “sarà lo stress del lavoro”. Poi si è ricordata che l’anno prima, più o meno nello stesso periodo, aveva pensato la stessa cosa. E l’anno prima ancora.

Perché proprio ora, ogni anno?

Non è un’impressione. I capelli hanno davvero una stagionalità, un po’ come le piante del vivaio di Giulia.

Ogni capello nasce, cresce per qualche anno, poi si ferma e riposa per un periodo (in gergo si parla di fase di telogen, cioè il momento in cui il capello smette di allungarsi e si prepara a lasciare il posto a uno nuovo) prima di cadere. Di norma questi ritmi sono sfalsati tra un capello e l’altro, così la caduta quotidiana resta discreta e uniforme, quasi invisibile.

Un gruppo di ricercatori inglesi, già negli anni Novanta, osservò però qualcosa di interessante: nel corso dell’anno la proporzione di capelli “in pausa” non resta costante. Nello studio, condotto per diciotto mesi su un gruppo di uomini, il numero di capelli in fase di riposo cresceva durante l’estate fino a un picco tra agosto e settembre, per poi tornare a scendere verso la primavera. In quei mesi la caduta osservata arrivava a essere circa il doppio di quella misurata in inverno.

Una ricerca svizzera più recente, condotta su centinaia di donne che si erano rivolte al dermatologo lamentando una caduta eccessiva, ha trovato un andamento simile: il punto più alto in estate, un secondo aumento più leggero in primavera, e i valori più bassi verso la fine dell’inverno. È come se, con qualche settimana di ritardo rispetto al caldo e alla luce che cambiano, tanti capelli entrassero in pausa insieme, e quella pausa, mesi dopo, si traducesse nella caduta che si nota in autunno.

Un po’ come nel vivaio di Giulia: le piante non perdono le foglie all’improvviso, per capriccio. Rispondono, con un certo ritardo, ai cambiamenti di luce e temperatura vissuti nei mesi precedenti.

Quando invece vale la pena guardarci meglio

Tornata a casa, Giulia si è fatta una domanda semplice: quanto deve durare, questa storia, prima di iniziare a preoccuparsi davvero?

La caduta stagionale, quella legata al ritmo naturale del capello, di solito è un fenomeno che si esaurisce da solo: dura qualche settimana, al massimo un paio di mesi, poi rallenta senza che tu debba fare nulla di particolare. È fastidiosa da vedere sulla spazzola, ma non lascia zone diradate o vuote.

Il segnale a cui prestare attenzione è proprio la durata. Se la caduta resta sostenuta per diversi mesi, senza dare segni di rallentare, o se noti che i capelli non tornano folti come negli anni precedenti, è un’informazione diversa da quella stagionale: qualcosa, oltre al normale cambio di stagione, potrebbe aver spinto troppi capelli a fermarsi insieme (un periodo di forte stanchezza o stress, una dieta molto sbilanciata, cambiamenti nella tiroide sono tra le cause più comuni).

Diverso ancora è il caso di una caduta concentrata in una o poche zone precise, a chiazze, oppure accompagnata da rossore, prurito o dolore al cuoio capelluto: qui non si tratta più di stagionalità, ed è il caso di parlarne con un medico, con calma ma senza aspettare troppo.

Per tutto il resto, la caduta che va e viene con le stagioni, quella che dura da tempo senza una causa chiara, i dubbi che restano anche dopo aver letto il miglior articolo, capire cosa sta succedendo davvero ai propri capelli richiede uno sguardo da vicino, non solo un calendario. Qui puoi conoscere meglio chi si occupa di queste analisi in studio.

Il vivaio, di nuovo

A novembre, quando le rose del vivaio di Giulia sono ormai spoglie, lei sa che non è la fine di nulla: è solo una pausa prevista, che si ripeterà identica l’anno prossimo. Ha smesso di segnare sul quaderno “caduta capelli, devo preoccuparmi?” e ha iniziato a scrivere, più semplicemente, “settembre: come ogni anno”.

Capire davvero cosa succede ai propri capelli, però, a volte chiede più di un’osservazione fatta da soli, per quanto attenta. In studio, a Seven Tricho Lab, esiste per questo l’analisi tricologica avanzata: cute e capelli si osservano da vicino, con strumenti dedicati, e se ne parla con calma insieme ad Alessio Sette. Non per forza per allarmarsi: spesso è solo un modo per togliersi un dubbio con dati reali, invece che con un calendario mentale. Se ti va di saperne di più su come ci si prepara, trovi tutto qui.