25 Ott I capelli sono fatti di proteine. E se non bastassero?
Hai mai letto che il capello è fatto di proteine e per un attimo hai pensato: «e se io non ne mangiassi abbastanza?». È una domanda sensata. Il capello è davvero quasi tutto proteina. Ma tra «serve proteina» e «ti mancano le proteine» c’è una distanza che vale la pena misurare con calma.
Un filo fatto quasi solo di proteina
Ogni capello nasce dal follicolo, cioè la piccola radice sotto la pelle da cui spunta il filo. Lì sotto le cellule lavorano senza sosta e costruiscono cheratina, la proteina rigida di cui è fatto il fusto: la stessa famiglia di materiale delle unghie.
Il capello che vedi allo specchio è già finito: non si nutre più, non si ripara. Tutto quello che conta succede prima, mentre viene prodotto.
Per costruirlo il corpo ha bisogno di mattoni, e i mattoni arrivano dal cibo. Da qui nasce anche la seconda metà della storia: se i mattoni scarseggiano davvero, il corpo decide a chi darli per primi. E i capelli non sono in cima alla lista.
Quante ne servono, in concreto
Qui arriva la parte rassicurante. Il riferimento usato in nutrizione per un adulto sano è intorno a 0,8 grammi di proteine per ogni chilo di peso, al giorno. È la quantità pensata per coprire il fabbisogno della grandissima maggioranza delle persone.
Tradotto in giornata normale: una colazione, un piatto di legumi o di pasta, un uovo, un po’ di formaggio, del pesce o della carne. Chi mangia in modo vario e si alza da tavola sazio, di solito, ci arriva senza contare niente.
Vale la pena dirlo con chiarezza, perché toglie un peso: la maggior parte delle cadute di capelli di cui si parla non nasce da «poche proteine».
Quando invece può pesare davvero
Il discorso cambia quando l’apporto crolla per un periodo: una dieta molto restrittiva fatta da soli, un dimagrimento rapido, settimane in cui si mangia pochissimo per un intervento, una malattia, un momento difficile della vita.
In quei casi il corpo mette i capelli in pausa. Molti follicoli passano insieme alla fase di riposo e, qualche tempo dopo, lasciano andare il filo. Ecco perché la caduta sembra arrivare «senza motivo»: il motivo c’era, ma stava settimane prima.
Uno studio pubblicato nel 2024 su una rivista dermatologica ha raccolto 140 persone con una caduta diffusa comparsa dopo un dimagrimento (in media circa il 15% del peso). La perdita era iniziata in media circa un mese dopo il calo, e tutte sono migliorate nel giro di pochi mesi durante il periodo di osservazione, senza alcun intervento.
È un dato che dà sollievo più di mille raccomandazioni: quando la causa è un periodo di magra, spesso è il ritorno a mangiare normalmente, più il tempo, a fare la parte più grossa del lavoro.
E le proteine comprate a parte?
Polveri, fiale, integratori di amminoacidi, shampoo «alla cheratina». La domanda vera è un’altra: aggiungere proteine quando già ne mangi abbastanza serve a qualcosa?
Su questo le revisioni scientifiche sono prudenti: non ci sono conclusioni chiare a favore. Riempire un buco reale conta; mangiare più del necessario non costruisce capelli in più, come comprare mattoni extra non alza di un piano una casa già finita.
Una nota, detta senza allarme: se la caduta è improvvisa, a chiazze, se la cute brucia, prude o fa male, o se la cosa va avanti da mesi, vale la pena farla vedere anche a un medico. Le proteine sono solo una delle caselle possibili.
Capire in quale casella sei
Davanti allo specchio è difficile distinguere un capello più sottile da uno solo pettinato male, e un periodo passeggero da qualcosa che dura. Per questo in studio esiste l’analisi tricologica avanzata: si osservano cute e capelli da vicino con gli strumenti, si mette insieme quello che si vede con la tua storia — anche quella del piatto — e se ne parla con calma insieme ad Alessio Sette. Prima si osserva, poi si interviene. Se senti la curiosità di capirci di più, qui trovi come lavoriamo; e qui sotto c’è un breve test per iniziare a farti un’idea.